Espressioni tipiche e modi di dire padovani

Padova, con i suoi “tre senza” e una vibrante cultura popolare, è una città ricca di storia e tradizioni. Le espressioni locali, che riflettono l'umorismo e il carattere dei suoi abitanti, arricchiscono ulteriormente l'esperienza. Comprendere la lingua e le usanze padovane è importante per apprezzare appieno la città e i suoi misteri.
Home » News » Espressioni tipiche e modi di dire padovani

Se state pianificando un soggiorno a Padova nei nostri appartamenti, forse saprete già che Padova è la città dei “tre senza”:

  • il Santo senza nome, cioè la Basilica di Sant’Antonio di Padova (chiamato semplicemente “il Santo” per la forte devozione dei padovani verso il frate francescano, proveniente da Lisbona e patrono della nostra città, dove visse e poi morì nel 1231)
  • il Prato senza erba, ovvero Prato della Valle (un tempo con il termine “pratum” si intendeva semplicemente un grande spazio adibito a scambi e commerci)
  • il Caffè senza porte, il celebre Caffè Pedrocchi (chiamato così perché, dalla sua inaugurazione nel 1831 fino al 1916, tenne aperte le sue porte giorno e notte per accogliere studenti, intellettuali e patrioti. Questa usanza terminò durante la Prima Guerra Mondiale, per evitare che il nemico austriaco scorgesse le luci nel mezzo della notte)

Ma per respirare davvero lo spirito della città non basta visitare i suoi monumenti: bisogna anche ascoltare la parlata locale, ironica, colorita e diretta, che si sente ancora oggi tra i banchi del mercato, sotto il Salone o durante un aperitivo in Piazza delle Erbe.

Padova è infatti una città universitaria antica e colta, grazie alla storica Università di Padova, ma conserva anche un’anima popolare molto forte.

DETTI-E-PROVERBI

Il dialetto padovano racconta storie di campagna, di commerci e di vita quotidiana. Ecco alcune delle espressioni più diffuse — ieri e oggi — con il loro significato.


Espressioni che incontrerete al mercato

“El se strassina come ‘na soca”

Si trascina come un ceppo di legno“.
Si riferisce a persona molto lenta, stanca o svogliata.

“Vanti col Cristo che ‘a procession se ingruma”

Avanti col Cristo che la processione si ammucchia“,
dove il Cristo sarebbe il Crocifisso che si trova in testa a una processione religiosa. Si usa per spronare a muoversi o sbrigarsi.

“Costa un ocio dea testa / costa un boto!”

Costa un occhio della testa / costa un botto!
Costa moltissimo!


Modi di dire legati al cibo e al vino

“‘Ndemo a ber un’ombra.“

Andiamo a bere un bicchiere di vino“.
Tradizione condivisa con tutta l’area del Veneto. L’”ombra” è il bicchiere di vino, così detta perché a Venezia i venditori ambulanti di vino usavano portare le damigiane sotto l’ombra del campanile, per mantenerle al fresco.

espressioni-tipiche-padovane-ombra-de-vin

“Andar par sùche”

Andare per zucche”.
Significa divagare, perdere il filo del discorso o parlare di cose senza senso. Succede spesso dopo il terzo spritz!

“L’acqua smarsisse i pài”

L’acqua marcisce i pali“.
Questo modo di dire viene utilizzato da un Veneto se, al bar, qualcuno osa ordinare una bevanda analcolica oppure, orrore degli orrori, dell’acqua.

“Mai magnà pasta e fasoi insieme”

Mai mangiato pasta e fagioli insieme“.
Si dice di qualcuno con cui non si è in confidenza.

“La boca no zè straca fin che non la sa de vaca”

La bocca non è stanca finché non sa di vacca“.
Significa che un buon pasto dovrebbe finire sempre con del formaggio.


Modi di dire legati alla città

“Va’ a ciche drìo el Pedrochi”

Va a cercare dietro il Pedrocchi“.
Si usa quando si vuole togliersi di torno qualcuno, mandandolo “a spasso” in modo scherzoso. Il caffè Pedrocchi è uno dei luoghi iconici di Padova, simbolo del via vai del centro e della convivialità.

“Perso pal caìgo”

Perso nella nebbia“.
Riferito a qualcuno che non capisce nulla o è completamente disorientato.

padova-nebbia-in-prato-della-valle

“Va’ in Prà dea Vae a contare ‘e statue”

Va in Prato della Valle a contare le statue“.
Smettila di disturbare, vai a perdere tempo altrove. Collegato al fatto che Prato della Valle è una delle piazze più grandi d’Europa, con decine di statue lungo l’ellisse.

“Gran dotore, gran mato“

Gran dottore, grande matto“.
Un omaggio alla nostra storica Università. Si dice che i grandi geni abbiano sempre un pizzico di follia. Se vi capita di vedere qualcuno festeggiare una laurea in modo bizzarro per le strade del centro, questo detto spiega tutto.

“Restare in braghe de tea”

Rimanere in mutande“.
Dichiarare bancarotta. In passato i debitori insolventi, per dichiarare bancarotta, dovevano mettersi in mutande (“in braghe de tea”) nel Palazzo della Ragione e battere tre volte il sedere sulla Pietra del Vituperio – ancora oggi presente nel palazzo.


Perle di saggezza e curiosità

“Col ‘suto va ben anca ‘a tempesta”

Col tempo secco, va bene anche la tempesta“.
In tempo di siccità, qualsiasi tipo di pioggia va bene: nei momenti difficili, ci si adatta a qualsiasi soluzione che porti un po’ di sollievo.

“No ‘vere tute le fassine al cuerto”

Non avere tutte le fascine al coperto”.
Significa aver qualcosa fuori posto, indica, cioè, qualcuno che non è completamente sano di mente.

“Come che te gò fato te desfo”

“Come ti ho fatto ti disfo”.
Usato spesso dalle nostre mamme quando le facevamo arrabbiare troppo. Esiste anche la variante “In 9 mesi te gò fatto e in 9 secondi te desfo!”. Non credo serva tradurne il senso.

“Un alto e un basso fa un guaìvo”

Un alto e un basso producono “un guaìvo”, un medio“.
Un vero distillato di saggezza veneta. Un modo filosofico per dire che gli alti e i bassi della vita si pareggiano sempre, e non ha senso crucciarsi delle proprie sfortune.

“Ghe vol sinque schei de mona”

Ci vogliono cinque soldi di stupidità”.
Chiudiamo la lista dei nostri modi di dire veneti preferiti con una tra le tante espressioni legate agli “schei”, cioè al denaro. Il termine “schei” per indicare i soldi risale al periodo della dominazione austriaca, quando sulle monete spicciole era impressa la scritta tedesca “Scheidemunze” (moneta spicciola). Col tempo, questo termine entrò nel linguaggio comune. Nel nostro caso significa che, a volte, per evitare guai o per il quieto vivere bisogna far finta di essere un po’ stupidi, far finta di non capire e agire con un po’ di ingenuità.


Scoprire Padova anche attraverso le parole

Durante il vostro soggiorno a Padova, ascoltare queste espressioni è uno dei modi più autentici per entrare nella vita quotidiana della città.
Tra mercati storici, piazze vivaci e aperitivi serali, il dialetto padovano continua a vivere nelle conversazioni di tutti i giorni. Un piccolo patrimonio culturale che rende l’esperienza in città ancora più speciale.

Photo via:
expedia.it
lavecchiapadova.it
ilbolive.unipd.it
latterievicentine.it
blogdipadova.it