Tabarro veneto: un capo d’abbigliamento sempre di moda

Dalle origini all’uso nelle feste in maschera di Carnevale

Avete mai indossato un tabarro veneto? È un mantello, ampio, a ruota, in tessuto pesante spesso reso impermeabile, che nel passato veniva portato lungo fino al polpaccio oppure corto per andare prima a cavallo e poi in biciletta.

Nella sua storia, c’è anche il “tabarro da maschera”, utilizzato a Venezia nelle feste di Carnevale.

Questo capo d’abbigliamento veneto ricco di aneddoti, oggi è di nuovo trendy. Scopritelo con noi!

Storia e segreti del tabarro veneto

Le origini del tabarro veneto sono antiche. Le sue caratteristiche e il suo utilizzo variano nel corso del tempo. 

Il tabarro veneto: un mantello a ruota che ha lontanissime origini

Il tabarro veneto, elaborazione del mantello greco e romano, nel corso del tempo è stato parte integrante dell’abbigliamento di poveri e ricchi. Ha rivestito militari e briganti, nobili e contadini, commercianti e ambulanti.

L’epoca feudale, oltre a quello indossato dai cavalieri durante la cerimonia della loro investitura, riporta diversi tipi di questo mantello: tessuti e colori cambiavano secondo i gradi nobiliari.

Successivamente, nella Venezia del ‘600, l’uso del tabarro si generalizza anche ai ceti minori, che lo usano per combattere il clima invernale nebbioso e umido della laguna. 

Così ha caratterizzato la classe dei semplici cittadini, detti appunto “da tabarro”. I nobili, invece, continuano ad indossare la toga. Ma fino a un certo punto…

Ai patrizi veneziani, infatti, questo indumento così pratico e avvolgente, inizia a piacere sempre più, soprattutto perché utile a nascondere la propria identità durante le loro avventure amorose. 

Ma, contemporaneamente, il governo Veneto avversa l’uso del tabarro, che rende poco riconoscibile chi lo indossa. Tanto di disporre pesanti sanzioni nei confronti di chi ne fa uso.

Tuttavia, nel 1668 un nobiluomo ha l’ardire di presentarsi al Gran Consiglio di Venezia indossando proprio un tabarro. 

Crea uno scompiglio tale da provocare un nuovo decreto nel 1704, che definisce scandaloso l’utilizzo di un capo così banale. Perché mai? Perché copre la toga patrizia, quella per l’appunto indossata tradizionalmente dai nobili.

La moda del tabarro veneto esplode nel Settecento veneziano

Malgrado i divieti e le leggi emanate, la moda di indossare il tabarro esplode a Venezia nel ‘700. 

Di panno scuro o scarlatto, di seta bianca nell’estate, tagliato in un rotondo perfetto, il tabarro viene ormai adottato praticamente da tutti.

Lo testimoniano moltissimi quadri di Canaletto, Francesco Guardi e Pietro Longhi, artisti dell’epoca, che ritraggono più persone in tabarro: un capo d’abbigliamento da tutti i giorni, ma anche un capo da maschera carnevalesca. 

Pietro Longhi, “Il Ridotto”, 1740

Il tabarro in maschera nel Carnevale di Venezia

Nella Venezia del ‘700, rinomata anche per le sue prelibate delizie del Carnevale che si tramandano ancora oggi, la moda di indossare il tabarro è ormai irrefrenabile…

Celeberrimo, all’epoca, è il tabarro da maschera: nero e ricco, lungo alla caviglia, sopra il quale si indossava la bauta, la maschera bianca che copriva buona parte del volto. Completava il travestimento il cappello nero a tre punte, il tricorno. 

Il tabarro da maschera nel Carnevale di Venezia

Perché i veneziani adottavano questo abbigliamento in maschera? Ancora una volta perché a Carnevale, nel periodo più trasgressivo dell’anno, il tabarro consentiva di mantenere l’anonimato, permettendo così di vivere esperienze amorose, più o meno trasgressive, senza farsi riconoscere lungo il tragitto verso l’amata. 

Sappiate che persino i preti e le “monache per forza” usavano il tabarro da maschera per le loro avventure erotiche e incontri licenziosi.  

Ma nella straordinaria storia del tabarro c’è anche un altro aspetto da scoprire, tutto al femminile…

Il tabarro veneto e le donne: una “ribelle” avvolgenza

Quando nel ‘700 il magistrato che presiedeva agli eccessi del lusso a Venezia, per far sì che la ricchezza locale non venisse dispersa, vieta ai suoi concittadini di indossare il tabarro, questo capo d’abbigliamento diventa il “complice” preferito anche dalle donne.

Proprio perché permette loro di nascondere tutto, dal proprio volto ai gioielli indossati, le nobildonne veneziane scelgono il tabarro come capo perfetto per nascondere le perle e le pietre preziose proibite dalla legge emanata dal magistrato. Furbe, vero?

Detto questo, vi siamo un suggerimento: se nel vostro guardaroba non c’è ancora un tabarro, pensateci…. Sarete in ottima compagnia! Ecco perché.

Sapete chi ha già apprezzato il tabarro, capo d’abbigliamento made in Venice?

Del tabarro ne hanno parlato in tanti.
Dante nella Divina Commedia e Boccaccio in una novella nel Decameron.
Lo nominano anche Goldoni nella Bottega del Caffè e premi Nobel come Pirandello e Dario Fo. Puccini gli ha dedicato addirittura un’opera. 

Tra i personaggi illustri che hanno fatto la storia del tabarro c’è anche il veneziano Giacomo Casanova. Con i suoi viaggi nelle capitali europee è stato l’ambasciatore di questo straordinario mantello presso le corti della politica e del sapere, che ha anche descritto eloquentemente nelle sue Memorie.

Indossare il tabarro oggi: un trend dell’abbigliamento veneto non farsi sfuggire

Volete creare un alone di eleganza e mistero nel vostro abbigliamento? Aggiungete un tabarro nel vostro guardaroba: vi darà un’eleganza senza uguali.

Photo via:
tabarro.it
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