L’Oratorio di S. Giorgio e l’Oratorio di S. Michele Arcangelo sono stai inclusi dall’UNESCO tra i patrimoni dell’Umanità nel sito dei cicli di affreschi del Trecento di Padova. Sono quindi due gioielli che non potete assolutamente perdere.
- Oratorio di San Giorgio: gli Affreschi di Altichiero Da Zevio
- Un Nuovo Linguaggio
- Oratorio di San Michele: gli Affreschi di Jacopo Da Verona
- Le Storie della Vita della Vergine
- Oltre Giotto
- L’Attenzione alla Vita Quotidiana
Oratorio di San Giorgio: gli Affreschi di Altichiero Da Zevio

Affacciato sul sagrato della Basilica del Santo sorge l’Oratorio di San Giorgio, che fu fatto costruire da Raimondino dei Lupi di Soragna nel 1377 come cappella sepolcrale della famiglia. L’oratorio fu dipinto da Altichiero da Zevio, in collaborazione con Jacopo da Verona, autore degli affreschi del ciclo dell’oratorio di San Michele. Il programma iconografico del ciclo di affreschi è incentrato sulle storie della vita di Cristo e dei santi protettori della famiglia Lupi (S. Giorgio, S. Caterina e S. Sofia). Storie riprese dalla “Legenda Aurea” di Jacopo da Varagine, programma steso probabilmente da Lombardo della Seta, segretario di Francesco Petrarca.

A proposito: qui, per la prima volta, compare un ritratto di Petrarca. Il poeta appare nella moltitudine della folla che assiste al battesimo di re Sevio (“San Giorgio battezza Sevio re di Cirene”).

Le scene dipinte sulle pareti frontali sono tratte dal Vangelo. Su quelle laterali, invece, sono rappresentate quelle dedicate a San Giorgio, Santa Caterina e Santa Sofia. La parete di fondo è poi dominata da una grande Crocifissione, sovrastata da un’incoronazione di Maria tra cori angelici.
Un Nuovo Linguaggio
Il committente Raimondino Lupi di Soragna volle che venisse realizzato lo stesso impianto architettonico della Cappella degli Scrovegni. Perciò presenta un’aula dalle pareti lisce coperta da volta a botte e l’organizzazione delle scene su registri sovrapposti. Quindi, non ultima, la volta stellata con figure dentro clipei (spazi rotondi entro cui erano iscritti i ritratti).

Tuttavia Altichiero introduce nuove soluzioni prospettiche, e una nuova luminosità del colore che fanno di questo ciclo un capolavoro anticipatore dell’arte quattrocentesca. I volti e i caratteri sono impregnati di un forte realismo. Jacopo sa poi coniugare la potenza espressiva di Giotto con l’atmosfera cortese del Gotico internazionale, per l’attenzione preminente alla linea e l’uso di tinte morbidamente sfumate.
Oratorio di San Michele: gli Affreschi di Jacopo Da Verona
Ed eccoci all’ennesimo gioiello della Padova Urbs Picta. Situato vicino alla Torre della Specola, il piccolo oratorio di San Michele sorge sulle rovine di un edificio sacro. Tale edificio, dedicato ai Santi Arcangeli, risale probabilmente all’epoca longobarda. Nel 1390 un incendio, provocato dagli scontri tra Carraresi e Viscontei, danneggiò molto gravemente l’antica chiesa. L’importante famiglia padovana de Bovi colse questa occasione per commissionare la costruzione di una cappella al suo interno, dedicata alla Beata Vergine Maria, ed assegnò a Jacopo da Verona il compito di affrescarla.

Le Storie della Vita della Vergine

L’iscrizione presente sulla lapide accanto alla figura di San Michele, rivela con certezza la data di costruzione, il 1397. Oltre al nome del committente, Pietro Bartolomeo de Bovi, e il nome dell’artista che realizzò gli affreschi della cappella, Jacopo da Verona. Il ciclo affrescato con le storie della “Vita della Vergine” è articolato in cinque episodi. Disposti in senso antiorario, sono: Annunciazione, Natività e Adorazione dei Magi, Ascensione, Pentecoste, Morte della Vergine e San Michele.
Oltre Giotto
Il ciclo dell’oratorio di San Michele rappresenta l’ultimo brano della storia della pittura ad affresco nella Padova di fine Trecento. Qui si portano a compimento tutte le novità introdotte da Giotto:
- la tecnica dell’affresco, che si affina sempre più
- la ricerca spaziale e prospettica che giunge all’illusionismo architettonico
- la resa degli stati d’animo dell’uomo
- l’introduzione nella storia sacra di riferimenti ai personaggi politici dell’epoca, ai committenti e ai loro familiari.
Per esempio nei personaggi del corteo dell’“Adorazione dei Magi” sono riconoscibili Francesco II Novello da Carrara per la figura vestita in rosso, la lunga barba scura e un copricapo a colbacco sulla testa, e Francesco I da Carrara per l’uomo alle sue spalle con il cappuccio rosso sul capo. Anche per le figure di profilo che assistono ai “Funerali della Vergine”, si è ipotizzato che si tratti dei membri della famiglia de Bovi,



L’Attenzione alla Vita Quotidiana
Jacopo da Verona dimostra di aver assimilato e rielaborato autonomamente i modi dei principali esponenti trecenteschi della pittura padovana: Giotto, Altichiero da Zevio, Giusto de’ Menabuoi, Jacopo Avanzi.
Il suo linguaggio si contraddistingue per una certa originalità, concentrandosi sui dettagli naturalistici e ritrattistici (vedasi gli animali nell’”Annunciazione” e il paesaggio nell’”Adorazione dei Magi”). Un nuovo linguaggio intriso di sacralità e al tempo stesso attento alla vita quotidiana e ai personaggi del suo tempo, e già rivolto verso l’arte del nuovo secolo.

